Don Orione e la Madonna del buon Consiglio

Monsignor  Novelli

  Don Orione apprese la devozione alla Madonna del buon Consiglio in Seminario alla scuola di monsignor Novelli[1]. Istillò la stessa devozione ai ragazzi: « Ai piedi di un quadro raffiguran te la Madonna del Buon Consiglio, esposta sull'altare di Santa Apollonia in duomo di Tortona, raccolsi tanti anni fa i primi ragazzi. Là io piansi le lacrime più consolanti della mia vita: i primi ragazzi li conducevo avanti a quella cara Immagine...»     

Mons. Novelli scrive nel suo diario : « 7 giugno 1897: 2° festa di Pentecoste. Stamattina mi recai a celebrare la Messa al Collegio di Santa Chiara, dove la sera precedente avevo mandato il quadro della Madonna del Buon Consiglio, che fu esposto sull'altare, e dinanzi ad esso celebrai la Santa Messa, rivolgendo in fine una breve esortazione sulla divozione a Maria Santissima del Buon Consiglio. ». « Quel quadro - ricorderà Don Orione - fu esposto sull'altare dell'Istituto e fu poi sempre in particolare venerazione presso i Figli della Divina Provvidenza. »

          Terminati i difficili lavori di ristrutturazione e di ampliamento della Casa Madre, don Orione volle dimostrare che tutto era grazia di Maria. Gli era stato donato questo quadro della Madonna del buon Consiglio e pensò, prima di esporlo in venerazione, poi di farlo benedire da mons. Novelli.

Racconta don Orione: "All'inizio del nuovo anno scolastico 1906-1906 doveva essere inaugurato il quadro della Madonna del Buon Consiglio che ci era stato donato" 

 

Cameretta di don Orione

         "Feci mettere, tra il ponteggio e le travature non del tutto tolte, dallo stesso Monsignor Novelli e che poi si mandò a San Remo... Attaccai i biglietti da mille -  anzi li divisi a metà perché bastassero  -  e li disposi così a raggiera attorno a quel quadro.     In quel tempo ero guardato con diffidenza da tutti del clero: venivano solo Monsignor Novelli e Monsignor Carlo Perosi; gli altri mi fuggivano. Venne Monsignor Novelli; quando fu davanti alla Madonna del Buon Consiglio, egli vide tutti quei denari che tappezzavano il quadro... Rimase meravigliato, ed alla scuola di teologia in seminario credette bene di raccontare della visita fatta alla Casa della Provvidenza e dei denari visti, di mopinione del patatrac per fallimento     si dissipò...".

 

 

 Il  quadro da allora prese nome di quadro dei “biglietti da mille”2.

        Quando don Sterpi decise di riportarlo a Tortona il bollettino della Guardia scrive: “« Ritornò così la veneranda effige della Madonna del Buon Consiglio, considerata come la prima Padrona della Casa Madre, alla sua sede primitiva di Tortona. E poiché Ella doveva essere accolta dai religiosi come una Regina, all'improvviso tutta la Casa si vestì a festa. E venne pure il desiderio di ripetere lo strano addobbo dei biglietti da mille. Ma il sacerdote che si presentò al Direttore generale Don Sterpi per richiederlo senz'altro dei biglietti da mille necessari ad adornare ancora una volta, a trentacinque anni di distanza, il quadro: "Caro figliuolo - si sentì rispondere -, se non avessi l'abbonamento, non saprei proprio come pagare il biglietto per Genova... Però, se non abbiamo biglietti da mille, abbiamo ancora, per grazia di Dio, un po' di credito presso la buona gente: ce li faremo prestare da quache banca della città per un giorno...".E così si fece; si pregò il cassiere di un istituto di credito di volerceli prestare, ma tutti di tipo vecchio, per avere modo di ripetere, anche nei particolari, per quanto era possibile, la visione primitiva, davanti alla  quale Don Orione versò le lacrime della sua fede e della sua riconoscente consolazione. Il cassiere, non avendo i biglietti del tipo cercato, promise che li avrebbe procurati per l'indomani; venne perciò rimandata la funzione. Ma si comprese dopo che anche questa era una circostanza voluta dalla Madonna, la quale non permise che vi fosse alcunché di umano, di artefatto, di insincero nella devota rievocazione di un rito nel quale solo Lei era stata la grande, riconosciuta benefattrice! Tornato infatti, a sera tarda dello stesso giorno, da Genova, il Rev.mo Don Sterpi mandò a chiamare il religioso a cui aveva data l'obbedienza di preparare la festa. Saputa la risposta del banchiere, disse: -  Oh niente, niente!... La c'è la Provvidenza ! La Madonna ha fatto da sé; non ha voluto l'adornassimo con biglietti tolti ad imprestito. Voleva tutta "roba di Provvidenza", tutta e solo. "roba di Provvidenza". Una signora, la signora Gazzolo di Quinto Genova mi ha portato oggi 20.000 lire e tutte di vecchio tipo, per una borsa di studio; altre sei le ho avute da altre mani, ed eccotele! Ma, per ventiquattr'ore - siamo d'accordo -, perché sai che hanno già la loro destinazione: vi sono creditori che hanno già troppo aspettato... 

          All'indomani, 24 aprile, verso sera, tutti i religiosi delle Case di Tortona si riunivano ai piedi della santa Effige della Madonna del Buon Consiglio, disposta su un altare, nello stesso luogo di 35 anni addietro e, come allora, circondata di luci, di fiori e adornata delle 26 mila lire. Dopo il rosario, Don Sterpi spiegò il significato della festa improvvisata e - nel racconto del fatto di allora e del modo, certo meraviglioso, con cui la Madonna anche ora si era preparata i mezzi per ripeterla - le sue parole furono tutte un inno di riconoscenza alla Santa Madre del Signore. Al primo calare delle tenebre un nastro luminoso serpeggiava per il cortile, i corridoi e le camere: si ripeteva la processione in onore della "Madonna dei biglietti da mille". Erano il Te Deum e i canti della gratitudine che si elevavano a Colei, che, onorata da Don Orione e dai Suoi figli sotto svariatissimi titoli, sempre si mostrò celeste Fondatrice, Madre e Padrona della Piccola Opera! 

         Un’altro quadro, su tela, della Madonna del buon Consiglio dono di Monsignor Novelli e collocato nel così detto Probandato3 prenderà nome di “quadro delle piramidi per un fatto straordinario. Racconta don orione:  “« Il Signore, dai primi di settembre, mi ha usato la misericordia di farmi conoscere i dolori - credo che siano i più gravi - che in questo periodo prossimo di tempo dovrò soffrire, in un sogno. Mi ero messo in treno a Cassano Ionio e viaggiavo per venire a Roma, quando, nella notte, prima di giungere a Napoli, feci questo terribile sogno: mi vidi davanti alla Madonna Santissima del Buon Consiglio, e ai piedi della Madonna vi erano delle piramidi bianche, piccole, come di marmo.

Quando, un lato della cornice del quadro della Santissima Vergine si staccò dall'alto in basso, dalla parte sinistra del quadro, e incominciò a battere furiosamente su quelle piccole piramidi spezzandone parecchie e infrangendole; io capii nel sogno che si trattava come delle nostre Case o individui nostri di Congregazione, che erano violentemente infranti - quelli che stavano ai piedi della Madonna, - e supplicai la Santissima Vergine, e presi alcuni fanciulli e mi offersi, coi fanciulli alzati dalle mie mani verso del quadro, supplicandola e supplicandola, con cuore umiliato e pentito, e il martello cessò. Ora questo è cominciato e cominciò a Tortona proprio ai piedi della SS.ma Vergine del Buon Consiglio, in quella Casetta che costa tanti sacrifici” 4.

Scoperti e dimessi i colpevoli don Orione ordina a don Sterpi di allontanare immediatamente il primo responsabile proibendo: “di fermarsi anche un giorno solo nelle nostre Case”; e conclude:  Il calice che la infinita bontà di Dio mi dà a bere, è ben amaro! Sia fatta la santa  Volontà del Signore!... Adesso capisco bene l'avviso che mi ha dato la Madonna nel viaggio da Cassano, in settembre, il quadro della Madonna del Buon Consiglio e la cornice che si faceva martello e picchiava spietatamente i monticelli di pietra bianca che erano ai piedi del quadro. Ma questa faccenda chi sa che strascico avrà per la Congregazione e per l'anima dei cari figliuoli. Poveri figli!... ».



[1] Scrive lo stesso Mons. Novelli: « Nel Seminario Vescovile di Tortona la devozione alla Madonna del Buon Consiglio prese speciale avviamento nel 1889, quando, con indulto della Santa Sede, fu concessa, e se ne celebrò per la prima volta, la festa liturgica. Nel 1904 poi alli 23 ottobre, Mons. Ambrogio Daffra, Vescovo di Ventimiglia, il quale due giorni prima aveva consacrato la cappella del Seminario, inaugurava pure, nel Seminario stesso, l'edicola della Madonna del Buon Consiglio, benedicendo pontificalmente l'Immagine della Madonna in essa collocata, proveniente dal Santuario di Genazzano.

[2] Don orione nel 1907 portò il quadro a san Remo nel Convitto san Romolo. 

 

[3] Qualche mese prima di andare in Sicilia dopo il terremoto, Don Orione aveva acquistato in via Ospedale - ora via Mirabello - alle spalle della Casa Madre, un edificio detto in seguito il Probandato.  “Don Orione - era pronto a notare Mons. Novelli nel suo diario - fa conto di destinare quella Casa per i novizi della Congregazione, dedicandola alla Madonna del Buon Consiglio; perciò attende, da me, come promisi di dargli, la immagine in grande oleografia montata su tela...”

[4] In racconto del sogno, fatta nel 1934, Don Orione metteva in evidenza il dolore della Madonna: « Mentre il martello vivo si mise a battere e schiac-ciare spietatamente quelle piccole cuspidi che stavano ai  piedi suoi, la Vergine velò il proprio volto e non voleva vedere, e i suoi occhi si riempirono di lagrime e di un pianto profondo e amaro... Poi si venne a sapere che in quella Casa ci stava un lupo... Dietro questo avviso della Madonna, si poté liberare la Casa da tutti quelli che, indegni, c'erano in quell'anno... Purtroppo, di quei probandi, negli anni seguenti, pochi solo sono rimasti, e alcuni sono nostri sacerdoti... ». « Quel sogno e il ricordo di esso - diceva molti anni dopo Don Orione - servirono molto in Congregazione per mantenere maggior vigilanza nella formazione degli aspiranti dell'altare e anche servì a confermarci nel nostro metodo educativo fondato sul buon costume come garanzia di buoni frutti... ».